Sullo sportello dell’ente che si occupa della riscossione si sente più di una domanda: «Ma questa nuova sanatoria mi conviene davvero?». Tra chi continua a pagare le rate della precedente misura e chi spera in un nuovo sconto, la novità è in superficie più generosa ma nasconde differenze decisive. In strada lo si nota: i consulenti fiscali ricevono telefonate, negli uffici si fanno conti e nelle tasche dei contribuenti la scelta può pesare per anni. Un dettaglio che molti sottovalutano, però, riguarda la durata e le regole di decadenza: cambiano i tempi e cambiano le condizioni per perdere il beneficio.
Le differenze chiave tra le due sanatorie
Per capire il confronto occorre partire dalla misura precedente: la rottamazione quater ha incluso i debiti affidati all’Agente della Riscossione fino al 30 giugno 2022. Chi ha aderito ha potuto saldare le somme senza sanzioni e interessi aggiuntivi, scegliendo tra pagamento in unica soluzione o la dilazione in 18 rate con cadenza trimestrale. Le prime due rate, però, erano concentrate in un lasso molto breve: due vere e proprie maxi rate che insieme dovevano coprire il 20% del residuo, con scadenze ravvicinate nell’autunno 2023. Alla prima rata mancata scattava la decadenza dal beneficio, seppure con una finestra di sicurezza di 5 giorni lavorativi per regolarizzare.
La nuova rottamazione quinquies allarga la platea fino ai carichi affidati fino al 31 dicembre 2023 e punta su una struttura opposta: niente maxi rata iniziale e la possibilità di optare per pagamento in unica soluzione o per una dilazione molto più lunga, con rate bimestrali per 9 anni, pari a 54 rate. La disciplina è meno punitiva per i singoli ritardi: la decadenza interviene solo dopo la seconda rata saltata, ma qui non esiste la tolleranza dei 5 giorni lavorativi. Un dettaglio che molti sottovalutano è che la presenza di molte rate riduce singolarmente l’importo periodico ma prolunga l’impegno nel tempo.

Chi può aderire e come si combinano le due rateizzazioni
La nuova misura apre varchi, ma non per tutti. Non possono transitare nella rottamazione quinquies le cartelle già inserite nella precedente rottamazione se, al 30 settembre 2025, il contribuente risultava in regola con i pagamenti della quater. In pratica le cartelle già oggetto della vecchia sanatoria restano amministrate secondo quel piano: chi le ha deve continuare a pagare quelle rate e potrà chiedere la nuova rottamazione soltanto per carichi diversi, non già compresi in precedenza. È un aspetto che sfugge a chi vive in città e pensa di trasferire tutto su un’unica soluzione.
Diverso è il trattamento per le rateazioni ordinarie in corso: se il contribuente è sostanzialmente in regola, o non ha accumulato pagamenti tali da avviare la decadenza, può sospendere i versamenti e arrivare a saltare fino a 7 rate senza perdere il piano (dall’ottava rata mancata scatta la decadenza). Presentando la domanda ad aprile, come previsto dalla norma, si ottiene la sospensione degli obblighi legati ai piani ordinari fino alla scadenza della prima rata della nuova rottamazione, fissata al 31 luglio 2026. Un’immagine concreta: nei commercialisti si sta già ragionando su come riallineare i piani di pagamento, perché la scelta tra continuare una dilazione consolidata o aderire alla nuova sanatoria può cambiare il calendario di cassa per diversi anni.
