Una fuga di formalità può trasformare in pochi mesi un rapporto di cura in una questione legale. Quando una famiglia decide di assumere un badante, la prima mossa spesso non è contabile ma pratica: trovare una persona di fiducia. Subito dopo, però, entra in gioco la burocrazia. Dichiarare il badante all’INPS non è solo adempimento formale, è la barriera che separa un contratto regolare da un rapporto di lavoro precario e senza tutele. Regolarizzare significa mettere nero su bianco orari, retribuzione e diritti; significa anche accedere a agevolazioni fiscali che alleggeriscono il bilancio familiare. Chi vive in città lo nota ogni giorno: sempre più famiglie cercano chiarezza sui ruoli e sulle garanzie, e spesso si rivolgono a patronati o consulenti per evitare errori. Un dettaglio che molti sottovalutano è la conservazione dei documenti: la ricevuta della comunicazione è la prima prova in caso di contestazioni.
Procedura online e requisiti per la comunicazione
La regolarizzazione passa quasi sempre dal portale INPS. Per avviare la procedura il datore di lavoro deve avere credenziali valide: SPID, CIE o CNS. L’accesso consente di compilare la comunicazione obbligatoria prevista per i contratti di lavoro domestico; è una procedura che gli uffici pubblici segnalano come necessaria per attivare i contributi e la copertura assicurativa. Una volta entrati nel servizio dedicato al lavoro domestico, il sistema richiede i dati anagrafici del badante (nome, codice fiscale, residenza) e i termini del rapporto: tipologia di contratto, ore settimanali, convivenza o meno. È importante indicare chiaramente se si tratta di assistenza a persona non autosufficiente, perché questo può influire su inquadramento e oneri. Subito dopo l’invio, il portale genera una ricevuta che va conservata: è la prova ufficiale dell’avvenuta comunicazione. Per questo motivo molte famiglie stampano o salvano il PDF e lo allegano alla documentazione dell’assistito. Un fenomeno che in molti notano è la crescita delle richieste di chiarimento presso i patronati: non sempre le istruzioni online sono chiare al primo accesso, soprattutto per chi non ha familiarità digitale.

Costi, agevolazioni e rischi del lavoro in nero
Assumere un badante comporta costi reali ma anche vantaggi quando il rapporto è regolare. Il costo complessivo include la retribuzione, i contributi INPS per il lavoro domestico e voci come TFR, ferie e tredicesima. La distinzione principale è tra badante convivente e non convivente: la convivenza incide sul trattamento economico perché comprende vitto e alloggio. Per calcolare l’onere effettivo è consigliabile fare riferimento alle tabelle INPS aggiornate e, se necessario, chiedere il supporto di un consulente. Sul fronte fiscale, esistono strumenti che alleggeriscono il carico: deduzioni di spesa per assistenza a non autosufficienti e bonus dedicati alle famiglie che sostengono costi di assistenza. Conservare ricevute e buste paga è essenziale per godere di queste agevolazioni. Dall’altro lato, il lavoro in nero espone a rischi concreti: sanzioni pecuniarie per il datore di lavoro, obblighi di regolarizzazione retroattiva e l’assenza di tutele per il lavoratore in caso di malattia o infortunio. In alcune province italiane, gli ispettorati del lavoro intensificano i controlli sui contratti domestici, portando spesso a contenziosi costosi per chi non ha adempiuto agli obblighi. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è quanto le vertenze per infortuni o malattie possano pesare sia sul piano umano sia economico. Alla fine, dichiarare un badante all’INPS non è solo un obbligo: è una scelta che tutela persone fragili, garantisce diritti e mette ordine a un rapporto di cura che per molte famiglie rappresenta una parte centrale della vita quotidiana.
